Un mestiere alla volta

 

Il benzinaio

Come annunciato sull'ultimo edizione del Bollettino Parrocchiale, diamo il via ad una rubrica che desidera riportare all'attenzione dei nostri lettori, gli antichi mestieri e lavori di cui si occupava la nostra gente ancor prima dell’era industriale.

Caratteristica di tutti i paesi agricoli (come Telgate) all'inizio degli anni cinquanta, era la vita scandita dai ritmi della campagna e dall'avvicendarsi delle stagioni. Il paese, regolato dal rintocco delle campane, considerandosi più Parrocchia che Comune, ed il calendario rendeva ben evidente la peculiare rilevanza delle feste comandate. Il parlare corrente della gente era il dialetto bergamasco, al punto tale che, se uno si esprimeva in italiano, veniva scambiato per un "forestiero".

Gli appuntamenti e le date, venivano pattuite dalle persone con i nomi dei santi. ... "per San Martì, per la Madona, per Nedal, per San Giosep, per Pasqua, per Santa Crus. per San Gioan, per la Shunta, per i Morcc ", e via di seguito.

Dal fatto che la messa era detta ancora in latino, il prete durante la predica usava per lo più il dialetto, essendo quello l'unico modo per farsi comprendere appieno dai nostri anziani progenitori.

L'industria, ancora allo stato embrionale, trovava insormontabili difficoltà a causa della completa mancanza d'infrastrutture, unico vero ostacolo al suo naturale evolversi. Solamente nei decenni successivi, essa si espanderà nella forma e nella sostanza che conosciamo oggi.

Il resto di questa storia cercheremo di narrarlo attraverso le figure tipiche che hanno impersonato nel tempo passato, le tipologie più note degli antichi mestieri, nella speranza che se qualcuno volesse contribuire alla ricostruzione di avvenimenti o fatti, con fotografie o documenti utili alla bisogna, non dovrà far altro che comunicarlo al nostro Rev. arciprete don Tarcisio, che provvederà a dare seguito all'iniziativa con ulteriori informazioni a riguardo.

 

Il benzinaio e riparatore di bici

Se dovessimo chiedere a tutti gli imprenditori di Telgate che mestiere facevano prima di dedicarsi alla loro attività industriale, avremmo come risposta delle sorprese.

E questo il caso di Plebani Luigi (Luige ciclista) come era più comunemente conosciuto anche dopo essere diventato insieme al figlio Gianpietro uno degli imprenditori che ha seguito e sviluppato nel nostro tessuto industriale il settore delle materie plastiche.

Gia! Molti anziani si ricorderanno che il "Luige" aveva la sua bottega di ciclista in piazza Vittorio Veneto, più o meno nel punto ove ora c'e un salone da parrucchiere.

Esternamente alla sua bottega c'erano poi le pompe di benzina e di miscela, l'unico esercizio di distribuzione di carburanti per autotrazione di tutto il paese di Telgate. Queste due attività furono per Plebani Luigi l'incombenza principale per quasi tre decenni. Dai primi anni trenta, e dalla fine della guerra nel 1945, fino al 1961-62. Reduce infatti dagli eventi bellici (artigliere in Africa, assieme a parecchi altri telgatesi, era rimasto ferito e mutilato in quella sfortunata campagna), poté usufruire anche di una licenza di esercizio tutta particolare: quella appunto di vendita di carburante e olio per la lubrificazione di motori a scoppio.

II paese a quel tempo aveva pochissime vetture, tanto che si contavano sulla punta delle dita. Ben altra cosa era invece il parco di motocicli e motocarri (quelli mitici a tre ruote) che funzionavano a due tempi, in altre parole a miscela. La foto che abbiamo rintracciato, per gentile concessione dei suoi figli Gianpietro, Mario e sorelle, riassume in breve tutta la " storia " del nostro Luigi: davanti alla pompa più usata, funzionante a manovella dopo aver impostato il graduatore dell'olio per ottenere la miscela necessaria al corretto funzionamento del mezzo.

In primissimo piano vediamo due moto che a vista sembrerebbero: l'avantreno di una Parilla ed il retro di una Guzzi; a destra si riconosce l'entrata della sua bottega di bici, alla quale si accedeva dopo aver sceso una rampa di tre o quattro gradini. Dentro si avvertiva quel caratteristico odore di mastice, di gomme e di camere d'aria da bicicletta, e di nafta... abbondantemente usata a spruzzo per una salutare pulizia alle bici in sede di riparazione.

 

La piazza del paese: con il bar S. Giorgio, la tabaccheria di "Bardele", la macelleria del "Marsett", la bottega del Bertolli, e quella della "Polarola" insieme alla Posta e alla latteria e gelateria della "Angela di Mosche" per non dimenticare la bottega del "Lerio serturì" e quella di casalinghi della "Gina de' Batistì", era considerato il centro economico commerciale in cui avevano residenza fissa le principali attività di tutta la popolazione residente del borgo, a quel tempo di poco superiore ai duemila abitanti.

 

LUIGE! ELA PRONTA LA ME' BICICLETA?

 

Questa era la domanda più comune che si rivolgeva al Plebani Luigi, mentre stava terminando il rifornimento di una moto o di una macchina. II più delle volte la risposta era affermativa, o nel caso che si dovesse aspettare cinque minuti (come quelli classici dal barbiere) si ingannava il tempo gettando uno sguardo alla Domenica del Corriere con le sue belle illustrazioni di Walter Molino o scambiandosi alcune parole in conversazione col Luige che non si rifiutava mai.

Di solito la bicicletta riconsegnata, provocava un'esclamazione di meraviglia all'avventore che a stento riconosceva la sua bicicletta ripulita da fango e dalla ruggine sempre più ostinata che mai.

Ogni tanto compariva in bottega anche il triciclo grigio dell'arciprete don Biennati, quello che il Monsignore usava di solito nelle visite ai casolari di campagna. Questa era un occasione speciale, perché il "Luige", dopo aver registrato i freni, e pulizia generale ai cerchioni, lo lasciava ben in vista ai passanti sul sagrato, al di la della strada. Sarebbe passata piu tardi la CIA a ritirarlo.

I costi delle riparazioni? Al confronto di oggi fanno sorridere, d'altronde un litro di benzina fino al 1962 costava alla pompa 85 delle vecchie lire (circa 4 centesimi di euro), una camera d'aria nuova compresa di montaggio costava all'utente circa 350 lire.

Si consideri che un giornale come il "Corriere della sera" sarebbe costato 25 lire. Eppure i commenti erano sempre i medesimi: Troppo caro! Ma che prezzi! E un vero furto! E via dicendo.

 

Carissimo Luigi Plebani, anche tu hai partecipato unitamente alla collettività telgatese alle profonde trasformazioni del nostro paese, Sperando che queste brevi note siano gradite nella memoria delle persone che ti hanno conosciuto e stimato, affettuosamente ti ricordiamo.

Plebani Luigi davanti alla sua bottega

La redazione del Bollettino

da "L'Angelo in famiglia" di ottobre 2004